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Artù. Intervista esclusiva

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GIOVEDI 5 OTTOBRE 2017 – TEATRO PARIOLI. ROMA

Grande festa in musica giovedì 5 ottobre con Artù al Teatro Parioli di Roma per la tappa conclusiva del suo Tutto Passa Tour, la tournée che l’ha visto protagonista nei principali club italiani e su palchi prestigiosi come quello del Concerto del Primo Maggio.
Il cantautore romano – al secolo Alessio Dari (voce, chitarra acustica ed elettrica), si esibirà nell’ambito della rassegna Parioli Sounds che vede la direzione artistica di Leave Music, accompagnato da Andrea Inglese (chitarra elettrica e cori), Giuliano Urbini (basso e cori), Michele Amadori (tastiere), Andrea Di Pilla (tromba) e Alessandro Duccio Luccioli (batteria).

Il 5 ottobre si conclude al Teatro Parioli “Tutto passa tour”.
Qual è il bilancio conclusivo dell’esperienza?
Tutto passa ed è passato anche il tour! (e Artù sorride).
A parte gli scherzi questo è stato il mio primo vero tour, quello ufficiale, con un booking grande (Live Nation) ed è stata un’esperienza bellissima. Per me che ho sempre suonato in giro per Roma, uscire fuori, andare in posti come Trieste, Treviso, il nord Italia e trovare gente che canta le tue canzoni è fantastico. Mi ricordo tutti gli occhi di quelli che vedevo sotto il palco.  Non ho idea di come sarà il secondo tour, il terzo o il quarto… non credo ci farò mai l’abitudine, è un’emozione unica. E’ anche molto stancante, posso dire che si tratta di un lavoro a tutti gli effetti, non ci crede nessuno e non ci credevo nemmeno io ma ora posso dire che è veramente impegnativo. E poi ogni sera si fa tardi, si fa nottata.

 

Dove nasce e come cresce artisticamente Artù? Perché questo nome d’arte?
Ho iniziato come chitarrista, ho sempre voluto fare quello. Ero fissato, credevo di essere un grande chitarrista ma il realtà non era così. A ventotto anni ho buttato tutto, chitarra, pedaliera, amplificatori e mi è rimasta solo una chitarra che ho lasciato nella mia camera, con la quale ho scritto il mio primo disco.
Un mio amico un giorno mi ha presentato un produttore a cui ho fatto ascoltare i miei primi pezzi. L’unico problema era trovare qualcuno che li cantasse. Alla fine lui mi consigliò di cantare anche le canzoni. Non mi sentivo un cantate e mi consideravo ancora un chitarrista. Pian piano mi sono fatto forza, sono salito sul palco e ho cantato. Ho notato un bel riscontro da parte del pubblico e allora ho inciso il primo disco, poi il secondo e ora è in lavorazione il terzo.
Il nome Artù l’ho scelto perché da piccolo ero in “fissa” con Semola de “La spada nella roccia”, sono magro e vedevano in me anche una certa somiglianza. Da grande ho deciso che volevo essere come Artù, e quando ho scelto di intraprendere questo percorso artistico ho deciso di chiamarmi così.

L’entrata in Leave Music, Sony e Live Nation che ti ha accompagna tutt’ora… come è nata?
Il primo disco come dicevo prima è stato fatto con il mio primo produttore. Quando è arrivato il momento del secondo disco ci siamo presentati insieme alla Sony per chiedere se fossero interessati a una normale distribuzione. Il giorno seguente sono stato convocato proprio dal presidente Sony che mi voleva lì con loro. Successivamente mi hanno chiesto di partecipare al coca-cola summer festival, da qui la collaborazione con Live Nation. Possiamo dire che si è trattato di una serie concatenata di eventi molto fortunati. Il tutto nel giro di pochi mesi. Poi la mia carriera è iniziata nemmeno cinque anni fa, mi ci sono ritrovato, perché da piccolo tutto pensavo tranne al fatto di diventare cantautore da grande. Tutte bellissime sorprese.

Un artista su tutti con cui vorresti tornare a collaborare subito? Mannarino a parte.
Brunori Sas. Oltre a stimarlo come artista, mi piace soprattutto come persona. È uno che non dimentica mai ringraziare i gruppi che aprono i suoi concerti. Questa cosa non la fanno in molti.

Il prossimo album di cosa parlerà? Ci puoi dare un anticipo?
La data di uscita sarà intorno a Marzo 2018. Già abbiamo registrato. Saranno dieci tracce.
Nel primo album c’erano più storie e personaggi. Nel secondo ci sono più cose legate alla mia interiorità, mentre nel terzo album si parlerà dell’umanità in generale, del fatto che non ci sarà più Dio a salvarci ma dovremo farlo da soli.

Dai tuoi brani emergono sferzate rock decise che si alternano a ballate in stile romantico, contaminazioni elettroniche, quale sarà la novità dei prossimi lavori?
Nel prossimo album ci saranno molte sonorità anni 80. Io sono così, un giorno mi sveglio e scrivo un pezzo rock il giorno dopo uno più maliconico, insomma dipende da come mi alzo la mattina.
Non capisco quelli che riescono a stare sempre sullo stesso mood.  A volte sono dolce e altre sono incazzato. Invece molti sono tutti o sempre solo incazzati o sempre dolci.

Dove vuole arrivare Artù?
Mi piacerebbe arrivare almeno dove è arrivato Vasco. Oltre a lui ce l’ha fatta Ligabue, ce l’ha fatta Gianna Nannini, Jovanotti.  Io vorrei arrivare dove sono arrivati loro. Non mi accontento mai, cerco sempre di capire dove posso migliorare e sono molto severo con me stesso. Ogni giorno è una ricerca, una scoperta, scrivo in continuazione.
Senza di questo non saprei cosa fare.

 

intervista di Federica Velli

 

facebook.com/Artu

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Giovedì 5 Ottobre 2017
Teatro Parioli
Roma. via Giosuè Borsi 20

Info: 06-8073040

www.parioliteatro.it

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